Fra CCNL ed Equa retribuzione
- Studio Casadio

- 27 dic 2025
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In presenza di più attività economiche o più CCNL sottoscritti dalla stessa associazione datoriale, l’azienda non può scegliere arbitrariamente quale applicare, recentemente, il 17 ottobre 2025, la Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento operativo di rilievo per imprese e consulenti in materia di corretta applicazione del contratto collettivo.
La Corte ha stabilito che, in presenza di più attività economiche o di più contratti collettivi sottoscritti dalla stessa associazione datoriale, il datore di lavoro non può scegliere arbitrariamente quale applicare, infatti:
«La sfera di efficacia soggettiva del contratto collettivo di diritto comune non va individuata in applicazione del criterio c.d. merceologico dell’attività svolta dal prestatore ma è invece frutto dell’esercizio dell’autonomia negoziale manifestata con l’iscrizione ad un sindacato o ad un’associazione imprenditoriale o anche con comportamento concludente»
In sostanza, la scelta del CCNL non può fondarsi su criteri discrezionali, ma deve derivare dalla iscrizione all’associazione datoriale o dalla applicazione di fatto del contratto collettivo, ne deriva che “l’applicazione costante di un determinato CCNL all’interno dell’azienda genera un valido vincolo giuridico”.
E’ necessario, inoltre, specifica la Corte, garantire uniformità interna tra lavoratori che svolgono mansioni analoghe o operano nello stesso settore aziendale, poiché il contrario violerebbe i principi di uguaglianza sostanziale e di proporzionalità della retribuzione sanciti dall’articolo 36 della Costituzione.
L’argomento è di ampia attualità, a nostro avviso il pluralismo contrattuale, che rappresenta una particolarità del sistema delle relazioni industriali italiane, rappresenta un valore aggiunto per le imprese che hanno l’opportunità di scegliere ed adottare il contratto più coerente con l’attività svolta sia pure nel rispetto del principio di coerenza e di proporzionalità.
Ora più che mai, anche alla luce dell’approvazione del DDL sull’Equa Retribuzione che riconosce la contrattazione collettiva come riferimento essenziale per la definizione dei trattamenti economici minimi e per il rafforzamento del legame tra salario, rappresentatività e coerenza settoriale, la corretta applicazione del contratto collettivo assume un ruolo decisivo.
In un contesto dove si fa sempre più accesa la lotta al dumping, purtroppo, nella prassi, ancora oggi e sempre più frequentemente ed in svariati settori, la contrattazione collettiva genera accordi che contrastano con i principi che hanno portato all’emanazione del citato DDL, ovvero fissa condizioni retributive che alimentano precarietà e sfruttamento.
Per questo sarebbe necessario che, nell’imminente iter legislativo sull’equa retribuzione, venissero fissati, oltre ad i criteri necessari da utilizzare per la determinazione di minimi salariali adeguati, anche procedure di controllo sulle varie forme di contrattazione e di contratti vigenti allo scopo di evitare che la grande proliferazione di questi ultimi vanifichi ogni buon proposito legislativo.




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