Il lavoro che cambia

Ci eravamo lasciati con l’augurio di tornare a parlare in questa rubrica del “lavoro che c’è”, nell’attesa facciamo il punto su “cosa si sta facendo” in concreto perché questo si avveri. Ogni fine anno che si rispetti ci regala l’approvazione della legge di bilancio, vediamo, in sintesi, come dovrebbero essere destinati i 7/8 miliardi di euro del pacchetto lavoro. La cassa integrazione d’emergenza COVID tiene ancora banco e si allunga di altre 12 settimane, stavolta tutte gratuite per le imprese, collocate nei primi tre dell’anno per la cassa ordinaria, oppure nei primi sei per il Fondo di solidarietà o la cassa in deroga. Ai datori di lavoro privati, con esclusione di quelli del settore agricolo, che non richiedono i trattamenti di CIG emergenza COVID, è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico per un massimo di 8 settimane, fruibili entro il 31 marzo 2021.

Per quanto concerne gli Incentivi ad assumere viene agevolata, con sgravi triennali pari al 100% dei contributi aziendali, l’instaurazione, negli anni 2021 e 2022, di nuovi rapporti di lavoro con under 35 e quella, con esonero della totalità dei contributi aziendali, di donne senza un impiego da almeno 24 mesi, in questo ultimo caso il requisito è l’incremento occupazionale netto, Capitolo licenziamenti, il blocco, seppur con le solite eccezioni, prosegue fino al 31 marzo, e sempre fino a tale data si confermano le deroghe alle causali del decreto dignità su proroghe e rinnovi di contratti a termine.

Con un fondo da 1 miliardo arriva anche una sorta di esonero dei minimali contributivi per tutte le partite Iva e professionisti, iscritti e non agli albi. I requisiti richiesti per accedere al beneficio sono una perdita di fatturato 2020 rispetto al 2019 di almeno il 33% e un fatturato complessivo inferiore ai 50 milioni.

L’assegno di ricollocazione viene esteso anche i lavoratori in cassa integrazione ed ai percettori di Naspi e Disoccupazione collaboratori da oltre 4 mesi.

La novità assoluta per l’Italia è un ammortizzatore sociale, l’ISCRO, per le circa 300mila partite Iva della gestione separata Inps. Lo strumento, previsto in via sperimentale per il 2021-2023, prevede un sostegno monetario per sei mensilità, che va da un minimo di 250 euro a un massimo di 800 euro al mese. I requisiti per accedervi, purtroppo ne ridimensionano molto gli effetti, occorre aver prodotto un reddito, nell’anno precedente la domanda, inferiore al 50% della media dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nei tre anni prima, aver dichiarato un reddito non superiore a 8.145 euro, essere in regola con i contributi ed avere aperta la partita Iva da almeno 4 anni. Un paio di note stonate in merito, l’indennità sarà erogata fino ad una copertura finanziaria che decresce da 70,4 milioni, 2021, a 3,9 milioni, 2024, e finanziata dai contributi degli iscritti che, al contrario, crescono dallo 0,026%, 2021, allo 0,51%, 2022 e 2023.

Infine, una misura tributaria, la conferma del taglio del cuneo fiscale anche per i redditi tra 28mila e 40mila euro, contribuisce ad alleggerire quel famoso differenziale costo del lavoro/retribuzione nette che rappresenta storicamente il più grosso ostacolo all’occupazione stabile ed alla competitività delle imprese nel nostro paese.


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